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Ho iniziato per scherzo, per impegnare un po’ del tempo che mi rimaneva libero, che era tanto, visto che le serate musicali duravano un paio d’ore.

A Santo Domingo abitavo in un hotel che era anche un monumento nazionale, l’Hostal Nicolas De Ovando, la prima casa costruita in pietra in America.

Nelle sue immense sale passeggiava Diego Colon, il figlio di Christobal Colon, ossia Cristoforo Colombo…

L’hotel ospitava anche due artisti cubani, Josè Fuster e Torres, che, in una torre del palazzo, preparavano delle opere per una mostra di ceramiche artistiche che si sarebbe tenuta in un importante centro culturale di Santo Domingo.

Ci capitai per caso una mattina, feci rapidamente amicizia, offrii delle birre e loro in cambio, mi diedero un pezzo di “barro”, tanto per provare il piacere del creare da un semplice pezzo di terra.

Mi innamorai immediatamente dell’argilla e passai le successive mattine a lavorare e creare con loro. Alla fine di un paio di settimane avevo “inventato” cinque pezzi di discreta qualità e notevole spontaneità, al punto che gli oramai amici cubani mi invitarono ad esporre le opere assieme alle loro.

Fuster, chiamato il Picasso dei Caraibi, era anche un ottimo venditore, e così mi rimane di quelle “cose” solo un pezzo, che custodisco gelosamente.

A Santo Domingo, a due passi dall’hostal, abitava anche un ottimo pittore, Miguel Valenzuela, che dava lezioni private.
Quel poco che riesco a fare lo devo a lui, continuo a tenermi in contatto via email e attraverso facebook gli mando le mie ultime cose, per commenti e critiche.

Con Fuster ho esposto a Cagliari, alla Bacheca, sia con opere ceramiche che di pittura. Ho lavorato nel suo “taller” de La Havana per svariati periodi.

Ho anche partecipato alla Biennale de La Havana, nel 2004, nella esposizione di ceramiche di piccolo formato, al castello della Real Fuerza.

Il 17 settembre ho esposto in una personale nella Galleria Canelles, a Cagliari.